1.4.11

la Coerenza

tempo fa su questo blog si aprì una polemica in seguito ad una faccenda, questa. in realtà le mie erano considerazioni, sullo stato attuale della satira, sugli spazi, sulle caste. è diventata polemica nel momento in cui altri l'hanno riportata in giro per il web dandogli significati avulsi dalle intenzioni orginali, tipo che io lavoro solo per soldi, che detto ad una persona che mette gratuitamente qui sul blog ogni suo lavoro non ha molto senso. o che desidero che i vecchi autori smettano di pubblicare. ecco io non ho mai detto queste cose, ho espresso invece il desiderio (condiviso da molti miei colleghi) di avere un panorama nuovo.
nuovo nei contenuti, che non si limitano alla risata o allo sfottò e nelle modalità, ancora oggi vedo spazi web assegnati ad autori che si limitano a pubblicare le stesse vignette che pubblicano sui giornali. mi piacerebbe vedere i nuovi media sfruttati per le loro potenzialità e non solo come una vetrina, ma per fare questo ci vorrebbe uno sforzo, lo sforzo di essere contemporanei.

ecco, io non voglio riaprire la polemica però l'altro giorno mi è capitato di sentire un'intervista in cui un autore molto noto faceva, di sua sponte, un discorso molto simile al mio, e l'incazzatura è andata alle stelle, perchè so che quelle parole erano solo propaganda anzi, autopromozione. a quelle parole non farà seguito nessuna azione coerente.
l'intervista è quella a Vauro in occasione della presentazione a Cartoocomics del volume Gang Bang promosso dal Manifesto (e curata dal bravissimo ma soprattutto sempre attivo Andrea Voglino). l'intervista la trovate qui, riporto la parte interessante delle parole di Vauro:
"...siccome questo non è un paese per giovani, si sà che i giovani sono senza contratto, sono precari, sono senza diritti, la scuola viene smantellata e la classe politica e imprenditoriale di questo paese è di vecchi. basti pensare al presidente del consiglio senza il cerone, si capirebbe la patetica figura di vecchetto rintronato che è, e io mi riconosco più nel vecchietto rintronato che in quello col cerone, la differenza tra me e il presidente del consiglio è che LUI non ha nessuna intenzione, non dico di dimettersi, ma anche di farsi un po' da parte. IO invece sarei molto felice di, andare via no, però di spostarmi e di fare posto ne sono felicissimo, perchè finchè ci sono giovani che scelgono il segno. il disegno, il racconto disegnato per raccontare appunto, sembra una tautologia ma non lo è, vuol dire che questo paese non è del tutto anestetizzato, anzi che sta sviluppando forti anticorpi contro l'anestesia."


una cosa molto importante per me è la coerenza, credo che ancora più importante lo sia per un autore che fa satira, che critica e punta il dito verso la nostra classe dirigente composta da cialtroni.
si, perchè chi parla e alle parole non fa seguire azioni coerenti allora è un cialtrone.
mi verrebbe da dire: caro Vauro, visto che queste sono le tue intenzioni, non di smettere (non ce ne sarebbe motivo) ma di farti da parte, allora scegli un giovane autore, uno che ti piace e cedigli i tuoi spazi! quelli sui giornali e quelli in tv e, cosa più importante, assicurati che l'autore percepisca un compenso adeguato, magari non alto quanto il tuo (maturato in anni di lavoro) ma che non venga sottopagato, perchè devi sapere Vauro, che i giornali danno ai giovani autori, una miseria, se ne approfittano sfruttando la voglia di pubblicare e di farsi vedere di questi ragazzi.
avete una possibilità, Vauro, Vincino e tutti gli altri, avete la possibilità di promuovere un lavoro nuovo e di farvi garanti dei diritti degli autori, potete coglierla questa possibilità o fregarvene...


*preciso una cosa visto che non sembra essere chiaro: la polemica non riguarda me, io non cerco un posto di lavoro. riguarda quello che un autore dice in un intervista pubblica, riguarda LA RESPONSABILITA' DELLE NOSTRE PAROLE. la repubblica delle banane continuerà finchè continueremo a farci i belli in pubblico e a non far seguire le azioni alle nostre parole.


(clicca per ingrandire)





15 commenti:

Corbò ha detto...

Flaviano, una domanda scema: ma ci hai mai provato a proporti tu, o qualcuno della nuova generazione, in tal senso?

Cioè, andare da Vauro e dire: "Caro Vauro, io faccio queste cose. Ti piacciono? Ti piacciano e le senti sulla tua onda, abbastanza da mettere il tuo marchio sul mio lavoro, cedendomi parte del tuo spazio?"

Se no, perché, e se sì che ha risposto?

Perché io ho una piccola esperienza in tal senso, sicuramente in un campo diverso, ma ho imparato alcune cose al proposito.

La prima è che l'editore, televisivo, cartaceo, chiunque sia, chi paga insomma, per qualcosa, quando paga, paga il nome che vuole lui. Quindi è capace che Santoro voglia Vauro e solo Vauro. E se Vauro si ritira e dice "spazio ai giovani", dalla mia esperienza nessun giovane prende il suo posto. O viene lasciato vacante, o arriva un altro "vecchio" conosciuto al posto suo.

Quindi l'unica soluzione è che Vauro si tenga quel posto, e lo usi in parte o tutto per fare un "Vauro presenta", cedendo parte del suo spazio a un giovane e convincendo l'editore e mettendoci la faccia e impuntandosi (perché l'editore del giovane non sa che farsene) difende lo spazio di quel giovane.

Ma per fare questo, Vauro deve avere vera ammirazione, fiducia, interesse, stimoli, da quel giovane. Se no perché impuntarsi così tanto e mettersi da parte per uno di cui non ha stima professionale?

Quindi, qualcuno è mai andato dai uno dei "grandi vecchi" a dire: "questo è quello che ho fatto, questo è quello che so fare, questo è quello che sono disposto a fare. Mi prendi a bottega sotto il tuo nome?" ?

Il mio discorso sarà poco poetico, ma nella pratica mi è sempre sembrato l'unico che abbia mai funzionato.

Spirou ha detto...

Ora capisco che vuoi tirar giù qualche spicciolo con l'adsense ma permettimi di dir che è una polemica pretestuosa.
Pensa al tuo di percorso, il posto nel mondo dei satiri prenditelo con i tuoi meriti perchè se aspetti, soprattutto in tempi di vacche magre come queste, che qualcuno ti ceda il suo stai fresco.
Il chiagni e fotti paga per alcuni, e non certo per il numero di clic su un blog.

Giorgio Salati ha detto...

Qualche spicciolo da adsense?! Ma per favore!

Ste ha detto...

Sono libero di farmi da parte non appena muoio

f_guy ha detto...

corbò: proposte se ne sono fatte tante, un po a tutti e la risposta è sempre la stessa "mandate materiale che se ci gira il cazzo lo pubblichiamo". raramente si viene pagati, chiedi a tutti quelli che hanno mandato roba al nuovo Male, nessuno di loro (almeno di quelli che conosco) è stato pagato.

spirou (e anche Corbò): non dimenticate una cosa: io ho solo citato le parole di Vauro. se non vogliamo la repubblica delle banane sarebbe bene che ognuno pensi prima di parlare o che si prenda le responsabilità di essere criticato, altrimenti come ho detto, non siamo diversi dalla nostra classe politica.
l'intervista era pubblica, ora, se dici una cosa del genere poi la devi fare, se non la fai allora hai fatto il cialtrone.
la polemica non riguarda me, io non cerco un posto di lavoro, riguarda la responsabilità delle nostre parole.

Lelio Bonaccorso ha detto...

Beh se uno dice una cosa e il significato delle parole come si evince dal testo è esattamente quello, non vedo cosa ci sia di strano in quello che scrive Flaviano. Anzi per una buona volta c'è uno che si espone e ci mette la faccia..e visto l 'andazzo non credo che possa ritornargli neanche troppo utile.
Tenendo sempre conto del fatto che uno gli spazi se li conquista e che l editore paga chi vuole lui.
Il problema è di fondo e questo lo sappiamo, ma vedere blog come questo, ti da solo l impressione che ci sia della grande vivacità e del professionismo che meriterebbero spazi sinceramente piu ampi e meglio pagati..ma questa è l' Italia e la " crisi " è eterna..:)

Carlo ha detto...

@Corbo': "ma ci hai mai provato a proporti tu, o qualcuno della nuova generazione, in tal senso?"

In questo ragionamento sta tutta la sudditanza culturale di una generazione schiacciata tra i ventenni rampanti e i sessantenni che non si schiodano. Il punto non e' chiedere permesso o dire "Fatti piu' in la'", il punto e' che Flaviano assieme ad altri ha fondato una rivista di satira e graphic journalism dove non deve chiedere permesso a nessun grande vecchio per esprimersi liberamente. I "ggiovani" gia' sono messi in disparte, ma fare finta di non vederli e' grave.

Secondo punto: "è capace che Santoro voglia Vauro e solo Vauro".

Pero' quando Vauro ha dovuto saltare un turno per squalifica Santoro ha trovato facilmente un rimpiazzo, anche se solo per leggere le vignette di Vauro. Magari la prossima Volta Vauro puo' lasciare spazio a qualcuno che legga i disegni suoi.

Terzo punto: "questo è quello che so fare, questo è quello che sono disposto a fare. Mi prendi a bottega sotto il tuo nome?"

MI PRENDI A BOTTEGA???? Aoh, manco stessimo parlando di Michelangelo, qui le botteghe le stiamo aprendo noi, si chiamano Mamma, Canemucco, Scaricabile, Satiriasi, Comedysubs e tante altre iniziative.

Sono loro che dovrebbero dare visibilita' alle nostre botteghe, non noi a mendicare un posto da apprendisti quando siamo professionisti.

@Spirou: dal tuo commento mi sono persuaso che tu ignori una delle fondamentali leggi della stupidita' umana: "in ognuno di noi c'e' un fattore di stupidita' piu' grande di quello che pensiamo". Pensaci bene prima di scrivere commenti come questo.

@Lelio, hai centrato il punto: "grande vivacita' e professionismo" che proliferano in giro, e io aggiungo che non hanno gli spazi che meritano perche' sono compressi da una gerontocrazia. Vauro disegna dal 1970. Ha cominciato quando aveva l'eta' di Flaviano, ma non aveva nessun grande vecchio davanti a fargli ombra.

Spirou ha detto...

Flaviano: Vauro è incoerente con quel che dice? Cacchi suoi, fortunatamente non dipende da lui l'architrave su cui regge la satira tutta.

carlo: pfffff. meno male che c'è l'hai introdotte tu professò

Carlo ha detto...

@Spirou: le leggi della stupidita' non le ho introdotte io, ma lo studioso Carlo Maria Cipolla. Poi Giancarlo Livraghi le ha ampliate in un saggio molto interessante, lo trovi qui:

http://gandalf.it/stupid/libro.htm

Prova a leggerlo, male non ti fara', e anche la qualita' dei tuoi commenti potrebbe beneficiarne.

Statt' bbuon

Spirou ha detto...

introdotte nella discussione, professò (azz ma allora fai serio, ci credi nell'appellativo)

Carlo ha detto...

@Spirou: lascia perdere, se non distingui un consiglio disinteressato da una lezione, sei ormai irrecuperabile. Continua cosi' che farai fare tanti soldini di Adsense a tutti i blog dove andrai a seminare la luce della tua sapienza.

f_guy ha detto...

basta dispute personale, se volete parlare dell'argomento bene, altri commenti non non verranno pubblicati.

Andrea V. ha detto...

Flaviano, nessuna difesa d'ufficio di Vauro, anche perché si difende benissimo da solo. Però a questo giro mi pare che il flame sia un tantino fuori bersaglio.
Provo a spiegarmi.
Fra le cose che ho detto e stradetto a Cartoomics, una è passata (drammaticamente) sotto silenzio. E cioè che il manifesto è l'unico quotidiano che negli ultimi anni abbia "aperto" fino in fondo al linguaggio del fumetto. Non solo a quello satirico strictu senso, ma al fumetto come forma racconto (penso a "La Sinistra Enigmistica", ma anche alle autoconclusive di "La conquista" e ora a "Gang Bang", senza contare l'apporto giornalistico fornito dal quotidiano e da Alias). Mentre editori dalle spalle ben più larghe delle nostre campano di "best seller" e ristampe - immagino i brividi, a tastare il polso del mercato con prodotti di nicchia come Tex, Spider-Man o Diabolik... - al quotidiano comunista si prova a vedere se un altro fumetto sia possibile. Questo, dando spazio a esordienti assoluti, o magari ad autori affermati che abbiano voglia di misurarsi con percorsi "altri" rispetto al mainstream. In tutto questo, Vauro ha dato un contributo importante. In primis, non rivendicando alcun potere di veto rispetto a potenziali concorrenti. Il che, al netto di ogni ipocrisia, è già un "beau geste" non indifferente, visto il covo di serpenti che è la stampa italiana. In secundis, facendo da testimonial a un'iniziativa in cui non vanta alcun coinvolgimento per puro spirito di servizio. Per conto mio, ce n'è d'avanzo per prendere atto della coerenza, dell'onestà intellettuale e della disponibilità di Vauro. Che non è, come potrebbe suggerire la vulgata qualunquista attualmente assai in voga, un "compagno vista mare" che predica bene e razzola male. Ma uno che mantiene due famiglie, che si fa un mazzo così per le cose in cui crede, e che non ha mai imparato l'arte cinica di lucrare su se stesso. Un esempio? A Cartoomics, Vauro ha messo in vendita una decina di suoi originali in cornice a prezzi variabili fra i duecento e i duecentocinquanta euro per sostenere il giornale.
Ne abbiamo venduto uno. Perché secondo il gentile pubblico, erano "troppo cari". Non aggiungerei altro.

f_guy ha detto...

andrea: ma infatti il mio non era un attacco al Manifesto, anzi ho lodato l'iniziativa e mi piace molto il lavoro che porti avanti tu coinvolgendo autori giovani e nuovi. e non era neanche un attacco a Vauro, che non conosco personalmente e potrebbe essere un santo.

la mia era una critica a delle parole dette da un personaggio pubblico in un intervista, parole che riguardano la precarietà dei giovani ma che si contraddicono da sole e che ripeto, mancano di coerenza.
la mia critica è a noi come persone, finchè continueremo a spararle grosse e a non far seguire azioni coerenti allora non ci possiamo permettere di criticare la nostra classe dirigente.

Andrea V. ha detto...

Sorry, Flavià, ma mi pare che in termini di aggresssività sia la vignetta che l'accusa di incoerenza/cialtroneria parlino chiaro. Ma il punto, in fondo, non è questo.

La lunga premessa dedicata al manifesto non voleva essere una "captatio benevolentiae", ma uno spunto di riflessione che spero utile. Qui la questione non è (solo) quella di proporsi, ma quella di non sentirsi sbattere la porta in faccia per principio, o perché non sei "amico di", o perché rischi di fare ombra a qualcuno. Cosa che in Italia, a livello di stampa a diffusione nazionale, è praticamente una garanzia.

Per quel poco di esperienza che ho, scommetto la palla sinistra che bussando ad altri quotidiani nazionali non avrei ottenuto un decimo dello spazio che mi è stato concesso al manifesto. Un giornale che non raccoglie un decimo del fatturato o della pubblicità dei grandi quotidiani, e che con i tagli all'editoria cooperativa sta passando uno dei momenti peggiori della sua storia. E questo, credo, vale anche per tutti coloro che hanno fatto un pezzo di strada con noi su una delle pubblicazioni che citavo più sopra. Anche per te, quindi.

Invece di investire (pochissimo, per carità) per le tue vigne, quelle di Luca Enoch o quelle di Cajelli & C., per la Sinistra Enigmistica il manifesto avrebbe potuto riciclare qualche evergreen di Vauro. E magari, se Vauro fosse stato furbetto il giusto, avrebbe potuto pretendere quello spazio e quei pochi soldini in più per sé. Se questo non è successo, un motivo ci sarà pure. E il motivo è che forse la coerenza non si misura con le dichiarazioni rese a braccio in conferenza stampa, ma con i fatti.

In quanto ai compensi, spero che Vauro si faccia pagare, e bene, dal Corriere. Perché è un grande umorista, ma anche perché, come recita una sua vignetta, ha cominciato a lavorare al manifesto quando portava i pantaloni corti, ma poi non ha potuto permettersene altri.